Le fatiche di un intero anno vedono la fine del tunnel. Ciascun lavoratore intravede la giusta pausa per sfuggire alle occupazioni. Tutti aspettano la nascita del Cristo e l'arrivo del nuovo anno scambiandosi auguri, regali, desideri in piena armonia e divertendosi il più possibile. Le strade si illuminano grazie alle luminarie, le campane suonanti a festa annunciano l'arrivo del Natale, i fuochi d'a

rtificio accompagnano l'arrivo del nuovo anno. Già tutto sembra vestirsi di bello, qualsiasi cosa che caschi all'occhio assume i caratteri di gioia e di felicità. Questo in genere dovrebbe essere il Natale. Ma purtroppo il Mondo non finisce mai di metterci di fronte a situazioni anomale, differenti, mai vissute ed insolite che difficilmente potranno essere dimenticate facilmente. E' il caso delle festività di Natale del 2003, esattamente quattro anni fa. Il nostro piccolo paese viene sconvolto da una terribile tragedia. Ed un intero paese si stringe intorno alla famiglia di Giuseppe Zangardi. Il muratore allora 37enne fu coinvolto nella tragica sparatoria avvenuta a Poggio Imperiale per mano del 72enne pensionato Teodoro Augelli. Dopo essere entrato in coma per le ferite riportate morì, purtroppo, nelle prime ore del pomeriggio di quattro anni fa, proprio mentre ora scrivo queste poche riga. L'assisino, imbracciato il proprio fucile da caccia calibro 12 regolarmente detenuto, avrebbe preso a sparare senza un apparente motivo contro le palazzine del vicinato per poi rivolgere la momentanea ira nei confronti della ex-moglie, Emilia Di Nunzio di 67 anni, rimasta ferita ad una gamba. Sfortunatamente, però, la furia dell'uomo non si placò andandosi a riversare sullo Zangardi, presente sul luogo all'interno della sua auto. Colpito alla testa, l'uomo, dopo essere stato portato all'Ospedale di San Severo, fu stato trasportato d'urgenza ed in condizioni gravissime presso i 'Riuniti' di Foggia dove rimase in coma fino a poco prima della sua morte. I funerali si tennero due giorni dopo, il 1 Gennaio del 2004 dinanzi a tutta la cittadinanza accorsa alle esequie.
Il mio pensiero, per quanto misero possa essere, è quello che Giuseppe ora veglia su di noi dall'altro e che lui stesso non voglia, se fosse ancora presente, sentir parlare di vendetta o di giustizia troppo crudele per chi gli abbia tolto la vita. Bensì il nostro vero compito è quello di non dimenticarci di lui e credere nella vera giustizia, quella Divina che senz'altro ha accolto a braccia aperte il nostro caro concittadino che non smetterà mai di vivere nei cuori di tutti noi.